Storia Confartigianato

Costituita nel 1946, Confartigianato ha contribuito a scrivere la storia dell’associazionismo imprenditoriale italiano, offrendo rappresentanza e tutela agli artigiani e trasformandoli in soggetto economico e sociale consapevole della propria forza. La difesa dell’imprenditore, come individuo e come operatore economico, e la valorizzazione della libera iniziativa privata costituiscono i principi ai quali si ispira l’attività di Confartigianato. Nelle scelte di politica economica del dopoguerra che privilegiavano un processo generalizzato di industrializzazione, si trattava di garantire all’artigianato il riconoscimento di quella specificità socio-culturale che gli erano fino ad allora mancati, ‘intrappolato’ com’era nei problemi relativi allo scontro sociale fra capitale e lavoro e tra ceto industriale e classe operaia. Grazie a Confartigianato, il mondo artigiano ha potuto acquisire la propria fisionomia sul piano economico e professionale, ha espresso gli elementi fondamentali che ne hanno qualificato l’apporto positivo al nostro sistema produttivo e che oggi sono unanimemente apprezzati a livello internazionale: creatività e flessibilità, intesa come capacità di pronto adattamento ai mutamenti quantitativi e qualitativi della domanda; creazione di nuova imprenditorialità e consolidamento di quella esistente; capacità di trasmettere valori sociali e culturali, di creare occupazione qualificata; tendenza costante all’innovazione tecnologica.

Sono degli anni ’50 le battaglie per liberare l’artigianato dal ruolo tradizionale nel quale era confinato, iniziando a definirne l’identità dal punto di vista normativo. E il primo importante riconoscimento arriva nel 1956, con la legge 860 sulla Disciplina giuridica delle Imprese Artigiane. Dopo tre anni, nel luglio 1959, gli artigiani avranno anche la propria legge pensionistica. Gli anni ’60 segnano importanti novità sul fronte dell’autonomia contrattuale. E’ del febbraio 1964 il primo accordo interconfederale nell’artigianato in materia di rapporti di lavoro, seguito nel luglio 1968 dal primo contratto collettivo nazionale di lavoro del settore metalmeccanico. Con il 1972 si assiste al passaggio alle Regioni delle funzioni amministrative dello Stato in materia di artigianato e di istruzione professionale artigiana.

Negli anni a seguire, Confartigianato è sempre protagonista dell’attività sindacale che porterà ad altri significativi traguardi tra cui, nel 1983, la Legge quadro per l’artigianato che ridefinisce, seppure con alcuni limiti, le caratteristiche dell’imprenditore artigiano. Gli anni ottanta sono densi di date significative: si comincia con il 1983, che il Parlamento europeo decreta “Anno dell’Artigianato”. L’anno successivo, Confartigianato è protagonista di iniziative nazionali di protesta contro progetti del Governo che colpiscono gli imprenditori: manifestazione unitaria dell’artigianato in piazza il 30 ottobre 1984 e due ‘serrate’, la prima il 26 novembre, la seconda il 13 dicembre. Le battaglie in difesa degli artigiani continuano negli anni Novanta. Nel luglio 1992 Confartigianato, unica organizzazione imprenditoriale, non sottoscrive il Protocollo sulla Politica dei redditi perché contiene le premesse per gli aumenti fiscali e contributivi e, in generale, una criminalizzazione della categoria.

A settembre 1992, il Governo Amato vara la ‘minimum tax’ e scatta la protesta: il 29 ottobre 1992 a Roma, scendono in piazza 50.000 artigiani per chiedere l’eliminazione della minimum tax. La battaglia continua nei mesi successivi: il 14 ottobre 1993 Confartigianato scarica davanti al Ministero dell’Industria 91.000 chiavi-simbolo delle aziende chiuse in un anno soprattutto a causa della minimum tax.

Il 19 ottobre 1993, A Milano, 100.000 imprenditori artigiani invadono Piazza del Duomo “Per tenere aperta l’Italia”. Nel 1994 scompare la ‘minimum tax’. Arriviamo a marzo 2001, con la legge n. 57, fortemente voluta da Confartigianato che consente all’impresa artigiana di costituirsi in forma di società di capitale a responsabilità limitata con pluralità di soci. Confartigianato scrive un’altra pagina della storia dell’artigianato il 3 marzo 2004, quando, insieme con le altre Confederazioni dell’artigianato e con Cgil, Cisl e Uil sigla l’Accordo interconfederale per la riforma del modello contrattuale nell’artigianato all’insegna del federalismo contrattuale.

La seconda metà degli anni 2000 è profondamente segnata dalle battaglie sul fronte fiscale: a ottobre 2006 in tutta Italia inizia la mobilitazione di Confartigianato contro la legge Finanziaria 2007 che contiene norme punitive contro il lavoro indipendente.

La protesta continua il 30 ottobre 2006 quando Confartigianato organizza insieme alle principali Confederazioni dell’artigianato e del commercio, l’Assise degli Stati Generali. In quella occasione le cinque associazioni di artigiani e dei commercianti lanciano il “Patto del Capranica” contro la retroattività degli studi di settore voluta dal governo Prodi, con la volontà di realizzare un coordinamento politico più forte.

Il 25 novembre 2006, oltre 15.000 imprenditori artigiani partecipano alla manifestazione nazionale organizzata alla Fiera di Milan da Confartigianato contro la manovra economica. “Finanziaria 2007. Così non va”.

A dicembre 2006, la Confederazione raccoglie i frutti di tanto impegno: Governo e Parlamento a correggono il tiro della manovra economica inizialmente molto sbilanciata a sfavore del lavoro autonomo e della piccola impresa. E’ scongiurato il pericolo di trasformare gli studi di settore in un punitivo ed automatico strumento di prelievo nei confronti degli imprenditori.

A luglio 2009 è operativo il nuovo modello contrattuale nell’artigianato che dà il via al federalismo contrattuale e al welfare a misura di artigiani e piccole imprese.
Il 10 maggio 2010 nasce Rete Imprese Italia, costituita da Confartigianato, Cna, Casartigiani, Confcommercio, Confesercenti, una tappa storica per semplificare e potenziare la rappresentanza delle piccole e medie imprese italiane.

In quasi 70 anni di attività, Confartigianato ha saputo guidare l’artigianato rendendolo maturo e cosciente delle proprie potenzialità, senza peraltro abdicare ai valori della tradizione secolare dal quale proviene.

Anche grazie al suo instancabile impegno, la bottega artigiana ha potuto trasformarsi in un laboratorio tecnologicamente attrezzato proiettato sui mercati internazionali, senza rinunciare alla scelta di creatività nella conduzione del lavoro e di etica professionale nell’organizzazione dell’impresa, nella quale vengono valorizzati la partecipazione, la personalizzazione, il contributo dei piccoli gruppi e, soprattutto, le capacità professionali dell’imprenditore.